Cooperative di Comunità per le digital policy

Pianificare le digital policy con le CdC: equilibrato connubio tra partecipazione dal basso, innovazione e nuovi modelli di sostenibilità

L’articolo 118 della Costituzione italiana prevede che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. PugliaSmartLab ritiene che la Cooperativa di Comunità (CdC) sia uno strumento operativo innovativo in grado di interpretare al meglio il dettato costituzionale.

La CdC riesce a garantire:

  • L’aggregazione e l’attivismo dei cittadini utile allo svolgimento di attività socio-economiche di interesse generale, finalizzate al miglioramento del benessere della comunità;
  • La sperimentazione di un nuovo modello organizzativo-gestionale dei servizi pubblici locali improntato a nuove forme di sostenibilità e di collaborazione pubblico-privato.

Le CdC, oltre a rappresentare la forma aggregativa giusta per incentivare la cittadinanza attiva, si adattano straordinariamente al contesto socio-demografico del nostro Paese per le seguenti ragioni:

  • I piccoli comuni in Italia rappresentano il 70,3 % della Amministrazioni comunali italiane, coprono il 54,5 % del territorio italiano e circa il 20% della popolazione. Le CdC rappresentano la risposta alla scomparsa delle culture, ma soprattutto uno strumento di rilancio delle microeconomie locali e di rivitalizzazione socio- economica di luoghi, altrimenti destinati allo spopolamento e all’abbandono.
  • La CdC rappresenta, secondo un approccio ampiamente sperimentato e testato positivamente (modello Melpignano su tutti), lo strumento giusto per conciliare innovazione, coesione sociale e competitività poichè possiede gli strumenti operativi dinamici dotati di tutti gli equilibri e i parametri di efficienza economica e patrimoniale tipici di un impresa.

PugliaSmartLab ha ipotizzato, inoltre, che le CdC possano rappresentare il giusto strumento per promuovere politiche digitali nelle piccole comunità. In particolare, l’attività principale si sostanzia nell’acquisto e gestione della banda larga da parte della cooperativa che diventa Internet Service Provider all’interno del territorio. Allo stesso tempo, verrebbe avviato un processo di “digital literacy” targettizzato a seconda degli utenti (analfabeti digitali e analfabeti funzionali) abilitandoli ad un uso proficuo della rete. In alternativa, potrebbe risultare assolutamente adeguato affiancare l’alfabetizzazione digitale ai tipici servizi offerti dalla cooperativa: fotovoltaico diffuso, solare geotermico presso le scuole, riciclo premiante, gestione di mense scolastiche e per anziani, etc. Si può così prefigurare una coincidenza tra interessi sociali e di comunità o, ancora meglio, un rapporto di circolarità tra gli stessi. Appare evidente, quindi, come le CdC permettono di efficientare e performare forme di cittadinanza attiva soprattutto nei piccoli centri o nei quartieri delle città che soffrono il disagio proprio delle periferie economiche e sociali.

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